Dal CORRIERE DELLA SERA ( ed. Roma ) del 16 dicembre 2006

“Giusta la vostra protesta, chiamate il sindaco, fatevi sentire”
Dario Fo e il mistero buffo dell’Istituto Silvio d’Amico
Il premio Nobel in visita ai ragazzi che occupano
E nell’Accademia d’arte drammatica, con gli studenti in assemblea permanente da un mese, venne il giorno del grande mattatore: Dario Fo, attore, drammaturgo, premio Nobel per la letteratura. Ospite ieri nella sede in via Bellini per sodalizzare con studenti (e docenti) che protestano a oltranza contro il direttore in carica Luigi Maria Musati, che ricopre una carica di fatto “a vita” in virtù di un regio decreto più volte convertito in legge senza mai modificare quel codicillo.
Accolto e salutato a fine intervento da vere e proprie ovazioni, Fo si è intrattenuto per più di un’ora con studenti e docenti, e dopo aver ascoltato le loro ragioni li ha incitati a non mollare la protesta” Ragazzi, è bene che agiate, meglio però se tutti insieme, problemi simili ai vostri esistono infatti anche in altre Accademie. Mettetevi in contatto con altri allievi, chiamate anche il sindaco, lui non è il responsabile di questa situazione, ma un’accademia così prestigiosa in stallo, anche se dipende dal ministero, è un problema della città. E nel farvi sentire, utilizzate la fantasia, la forza e la creatività del teatro”.
Gli allievi della “Silvio d’Amico” - futuri attori e registi - hanno ascoltato entusiasti l’intervento di Fo, ben presto traformatosi in dotto e gustoso sermone a metà tra monologo-show e lectio magistralis non priva di momenti di comicità. Ma senza mai dimenticare l’impegno: “Il teatro - ha spiegato l’autore del Mistero Buffo - non è solo poesia, ma spesso anche rabbia, contestazione, scontro. Non puro edonismo. Imparate a usarlo anche nella vosta lotta. Manifestate facendo sentire le vostre ragioni e usando al tempo stesso la vostra art, da sempre capace di smuovere le coscienze”.
E alla fine il maestro ha firmato il documento di solidarietà redatto dagli studenti, lo stesso siglato nei giorni scorsi da vari personaggi dello spettacolo (Maurizio Scaparro, Anna Marchesini, Emma Dante…) : ” Lo stato di agitazione dell’Assemblea permanente degli studenti - si legge in quel testo - durerà fino a quando non si riscontrerà un concreto segnale di cambiamento didattico, organizzativo e istituzionale, vista la profonda necessità di rilanciare credibilità e qualità artistica dell’unico istituto nazionale di alta formazione artistico-teatrale in Italia” (il documento cita espressamente Musati come primo responsabile della “paralisi gestionale” e contiene un appello al ministro della Ricerca Fabio Mussi da cui l’Accademia dipende, sollecitando tra le altre cose la relazione del nuovo statuto che modificherebbe anche i tempi di incarico al direttore). Una “credibilità perduta” quella dell’Accademia, stando almeno ai documenti prodotti da chi protesta, grazie soprattutto all’operato del direttore contestato e da tempo non più riconosciuto “come interlocutore” (dagli studenti e da 23 docenti su 34). Una protesta inedita, questa, nei 70 anni di storia dell’Accademia. E a scioperare, oggi, sono i professori, anche loro in agitazione da un mese. Nel documento diffuso ieri chiedono di incontrare il ministro e si riservano “di adottare ulteriori misure se le dimissioni di direttore e vicedirettore non saranno ricevute dalle autorità competenti”.
Il direttore: “Linciaggio”
Tra le ragioni della protesta, studenti e docenti dell’Accademia in agitazione chiedono l’immediato reintegro di Paolo Terni come vicedirettore, una nomina effettuata in passato dallo stesso Musati che poi ha revocato l’incarico a Terni sostituendolo, il 24 novembre scorso, con Salvatore Cardone. Terni aveva di fatto sostituito Musati (assente alcuni mesi per malattia) incontrando il gradimento degli studenti e di molti docenti grazie alla sua programmazione didattica (gestita da un comitato di cui hanno fatto parte anche i docenti Lorenzo Salveti e Daniela Bortignoni). L’ultima replica di Musati è una lettera del 30 novembre inviata a docenti e allievi dell’Accademia e per conoscenza ai vertici del ministero. Un testo in cui il direttore respinge tutte le accuse di “leso comitato” ribadendo di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e delle sue prerogative. Parla, Musati, di una “volontà che mira ad assoggettarmi a un immotivato quanto violento linciaggio morale, usando ogni forma di disinformazione, di pressione e di intimidazione anche pubblica”. “Temo che la mia colpa fondamentale - scrive - sia quella di difendere da sempre l’autonomia dell’Accademia”. Poi dichiara di essere anche disposto a farsi da parte “se questo fosse il miglir bene per l’istituzione”. Ma con la condizione imprescindibile che cessino “linciaggio” e “calunnie”. L’essere di ruolo e vincitore di un concorso, ha poi concluso Musati “mi ha garantito di essere non ricattabile e non condizionabile, sottratto alle tirannie delle mode culturali e delle opinioni di partito”.